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Data: 7/12/2008

LA MEDICINA CINESE AL TEMPO DI MARCO POLO

di Agnese Rollo
 
Grazie all’assidua attività mercantile dei veneziani e genovesi giunti in Oriente nel XIII secolo, l’Italia entrò in contatto con prodotti sconosciuti - perle, spezie e pietre preziose - appartenenti ad una cultura lontana ed estremamente  “mitizzata”.
Al mercante, vettore di un fruttuoso scambio culturale, era allora concesso muoversi con facilità in Cina, in quanto agevolato dalla favorevole politica vigente durante la dinastia mongola degli Yuan (1279-1368).
Gengis Khan, diede inizio alla conquista dell’immenso impero panasiatico, ultimata dal successore Qubilai, - regnante dal 1260 al 1294 – che nell’organizzazione del suo dominio delegò un posto d’onore ai Mongoli ed ai Simuren. Questi ultimi, detti “Gente dagli Occhi Colorati”, corrispondevano a tutte quelle popolazioni centroasiatiche, di stirpe turca o iranica, per lo più di religione musulmana ma anche cristiani nestoriani, che si erano unite ai Mongoli e che con essi avevano partecipato alla conquista [1]. In tale contesto si inseriscono le vicende personali degli Italiani in Cina, considerati anche loro dei Simuren e tra questi anche quelle dei fratelli Polo [2].
Marco Polo (1259-1329), come descrisse nel suo libro [3], visitò innumerevoli terre, assistendo tanto ai riti della medicina magica e popolare, in voga dovunque ai suoi tempi, quanto ai metodi speculativi tradizionali della medicina cinese alla base della civiltà [4].
 
Illustrazione miniaturistica, Marco Polo, Il Milione, Capitolo CXXIV
 
Nel Milione alla corte del Gran Khan Qubilai [5] comparivano, fra i dignitari, i medici ed astrologhi impegnati nel predire e curare le malattie, ben distinti dai semplici fattucchieri, lontani dalla dotta tradizione della disciplina  medica [6].
Polo parlava di uno stato in cui l’insegnamento della medicina era altamente organizzato, tanto che anche agli strati più poveri della popolazione era lecito conoscere l’elenco delle “droghe” da assumere e la loro posologia.
Ai suoi giorni, il centro nazionale della scienza medica cinese, era la città di Suzhou nella provincia del Jiangsu, che egli chiamava “Suju” e da lui ammirata per i suoi “gran filosofi naturali e gran medici, molto addentro nei segreti della natura.” [7]. E con tal riferimento ai grandi maestri, si sottintende quanto fosse chiara e fondamentale la connessione tra la medicina cinese, la filosofia e le scienze naturali.
 
Descrisse raccolte di grandi qualità di rabarbaro, l’impiego difarmaci di origine vegetale come la canfora delle foreste del Fujian, e la presenza costante di piante officinali come la cannella, il garofano, lo zenzero, la galenga, lo spigo ed il pepe, considerate più spezie aromatiche che droghe propriamente medicinali. Inoltre, nelle ricette non mancava l’utilizzo di sostanze animali, come corno di rinoceronte, veleno di rospo, vermi di terra, ragni, millepiedi cotti e ridotti in polvere.
Elencava, infine, farmaci di natura inorganica, come il fiele estratto dal corpo dei coccodrilli che fungeva da antidoto contro il morso dei cani rabbiosi e in caso di parto difficile, usanza dei cacciatori dello Yunnan.
 
Il Livre des Merveilles offrì all’Occidente una conoscenza più veritiera delle terre asiatiche, sino ad allora erroneamente romanzate dagli stessi mercanti, e le interessanti nozioni sulle erbe medicinali e spezie di Oriente andarono ad arricchire la vasta letteratura didascalica latina e volgare della civiltà medievale, allora affascinata dall’elemento magico di questi “preziosi” prodotti esotici.

 



[1] Oltre ai Mongoli ed ai Simuren esistevano altre due popolazioni: gli Hanren (Gente di stirpe Han) ed i Nanren (Gente del Sud). Cfr. Corradini P., Cina, Popoli e Società in cinque millenni di storia, Firenze-Milano, 2005, seconda edizione, , p. 235.

[2]Ivi, p. 236.

[3]Il libro di Marco Polo prima ancora di essere chiamato Livre des Merveilles, “Libro delle Meraviglie”  e poi Milione, venne chiamato più realisticamente Divisement du monde, “Descrizione del mondo”. Cfr. Olschki L., l’Asia di Marco Polo, Firenze, 1957, p. 7.

[4]Sono principalmente i religiosi, taoisti o buddhisti, gli specialisti degli esorcismi, e dobbiamo osservare che alcuni di loro sono dotati di un reale talento di guaritori. Essi ricorrono a oggetti magici con iscritti disegni cabalistici, a talismani che il malato deve portare in permanenza su di sé, o ancora a formule magiche ricavate dai testi del buddhismo esoterico detto di Tantra. Per ogni malattia, teorie e rimedi variano sensibilmente secondo le scuole mediche, e i malati da parte loro non esitano a ricorrere nello stesso tempo a trattamenti diversi: fra questi rientrano le pratiche magiche. Cfr.Gernet J., La vita quotidiana in Cina ai tempi di Marco Polo, Milano,1998, p. 194.

[5]Ospite in varie occasioni della corte di Qubilai, Marco Polo ebbe assai vivo il senso della storia che si manifesta nel suo libro, nei suoi sentimenti di uomo medievale e di suddito devoto della dinastia gengiskhanide, in una combinazione unica di realismo e di epopea; Cfr. Olschki L., op. cit., p. 12.

[6]Ivi, p. 410.

[7]Ivi, p. 413.

 
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