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di Arianna Di Pietro (archeologa yamatologa, laureata con lode in Archeologia e Storia dell’arte Giapponese all’Università di Roma "La Sapienza")
Lo scrittore giapponese Ihara Saikaku nasce a Edo (odierna Tōkyō) nel 1642, nella piena fioritura della cultura Genroku (cultura borghese, celebrata nell’estica dell’ukiyo). Il Nanshoku Ōkagami, il Grande Specchio dell’Omosessualità maschile, è considerato uno dei suoi capolavori.
QUADRO STORICO: LA SOCIETA’ TOKUGAWA
Dopo anni di lotte intestine (periodo Sengoku 1478-1605), lo Shōgun Tokugawa Ieyasu era riuscito ad unificare il Giappone ed averne la supremazia assoluta. Tra le tante misure che adottò per garantire stabilità al proprio governo, clamorosa fu la decisione di chiudere le frontiere a qualsiasi straniero(1) e di obbligare i propri feudatari a far soggiornare presso il quartier generale dello Shogunato, ad Edo, la propria famiglia per sei mesi: di fatto erano ostaggi dello Shōgun, e ciò garantiva che nessuno tentasse di rovesciare il bakufu (2).
Ne derivò un intenso viavai da sud a nord, lungo la Tokaidō (3) (ai tempi l’unico asse stradale del paese): carovane di daimyo (feudatari) che, per ovvi motivi , sfoggiavano durante il viaggio i corredi più preziosi, trasformando un viaggio di dovere in una parata di ostentazione del proprio potere: questo sviluppò la classe mercantile-borghese, che fino ad allora in effetti era inesistente in Giappone.
Arricchiti dai potenti daimyo, i borghesi diventarono ben presto una classe ricca e numerosa, benché le rigidi leggi dello Shogunato impedissero loro di ostentare la loro ricchezza o di avere un reale peso politico. Tuttavia i loro gusti dominarono l’intera cultura del periodo Edo ( o Tokugawa, 1604- 1868), tanto da dettare le tendenze dell’arte e della letteratura.
Ihara Saikaku fu uno dei primi scrittori appartenenti a questa classe, i chōnin (4), scrivendo principalmente romanzi a loro indirizzati.
LA LETTERATURA OMOEROTICA IN GIAPPONE E IL NANSHOKU OKAGAMI
La letteratura omoerotica è un filone letterario presente in Giappone in maniera massiccia fin dall’epoca Muromachi (1392-1568). Inizialmente si trattava di chigo monogatari, racconti scritti da religiosi e ad essi diretti, che costituivano una sorta di esaltazione della passione dei monaci per i giovani accoliti. In epoca Tokugawa, sotto lo stesso nome venivano raggruppati i racconti trattanti l’amore tra samurai, in cui veniva riproposto lo schema uomo più anziano/giovane apprendista. Questo genere di racconti si proponeva di celebrare la superiorità dell’amore maschile rispetto a quello femminile, un’esaltazione indiretta della classe samuraica.
I temi e i gusti di quei racconti, tuttavia, erano ormai sorpassati e ritenuti rozzi dalla società Tokugawa. L’opera di Saikaku, Nanshoku Ōkagami , lett. “Il Grande Specchio dell’Omosessualità maschile”, fin dal titolo (5) si propone di sopperire alla mancanza di un modello valido per l’epoca corrente.
L’omosessualità, anzi piuttosto la bisessualità, non erano affatto condannate dalla società Tokugawa (6): come nella cultura classica occidentale, essere sessualmente attivi, verso entrambi i sessi, era sempre considerato un pregio; in particolare, come accennato, l’amore tra samurai costituiva un ulteriore consolidamento della classe al potere. Precedenti opere dello stesso autore hanno per protagonisti uomini che, pur prediligendo ragazzi, non disdegnano neppure le belle donne (cfr. Yonosuke in Vita di un Libertino – 1682); totalmente assente, invece, l’omosessualità femminile: in una società maschilista come quella giapponese un simile tema era considerato socialmente destabilizzante.
Il Nanshoku Ōkagami , differente dalle altre opere per essere indirizzato ad un pubblico specificatamente maschile, esordisce con un’esaltazione della Via dei ragazzi: “In mancanza di baldi giovani le donne possono certo soddisfare le voglie di un vecchio funzionario, ma per un uomo nel pieno del vigore fisico non sono buone neanche per fare quattro chiacchiere. Dunque su, non perdiamo altro tempo e varchiamo il cancello dell’irrinunciabile Amore per i ragazzi!”.
Il termine “ragazzo”, o meglio wakashu, è fondamentale in questo genere di letteratura: che siano giovani monaci, prostituti, apprendisti samurai oppure attori di teatro kabuki, uno degli amanti è sempre un ragazzo tra i dodici e i sedici anni. E, tranne rare eccezioni, il suo compagno sarà più grande e rivestirà un ruolo di guida.
Nei primi venti racconti, incentrati sui samurai, Saikaku alterna episodi di fantasia a vicende reali, col fine di costituire un quadro ideale di quello che doveva essere il galateo della Via dei Ragazzi per la classe guerriera. Concetti confuciani quali lealtà e devozione erano mutuati anche per l’amore, e il tipo di relazioni era quasi esclusivamente pederastico: il giovane era chiamato otobun (“fratello minore”) e l’amante adulto anibun (“fratello maggiore”); oltre al classico scambio di promesse d’amore (accompagnate da automutilazioni più o meno gravi) il giuramento tra i due amanti implicitava anche l’obbligo per l’adulto di provvedere al ragazzo dal punto di vista educativo e soprattutto economico; le convenzioni imponevano una stretta monogamia al ragazzo, in un vincolo (giri) che non era soltanto amoroso ma anche di fedeltà feudale nei rispetti del proprio signore/amante; in caso di infrazione del giuramento, non c’era possibilità di perdono: in caso di tradimento la punizione era la morte. Casi di amanti anziani vengono invece derisi, perché perdevano la loro funzione sociale (nonché estetica).
La seconda parte del Nanshoku Okagami è invece espressione diretta dei gusti della borghesia, i chōnin: ne sono protagonisti i prostituti e i giovani attori di teatro kabuki (7). L’approccio è meno serioso e più libertino, non c’è vergogna nel pagare un amante nei quartieri di piacere, né nell’impazzire di passione per un giovane onnagata (attore di kabuki che interpretava ruoli femminili). Queste vicende tuttavia non mancano di dignità e drammaticità, inoltre costituiscono un prezioso documento per poter comprendere la società del tempo: i patimenti, le sofferenze e i soprusi subiti dai giovani prostituti (tobiko, “ragazzi volanti”) o dagli attori di kabuki emergono chiari pur dalle parole scanzonate di Saikaku. La disperazione per la propria condizione di fuori-casta, accompagnata alla speranza che un cliente si innamorasse di loro e li riscattasse rimane, di questi racconti, il momento di più intenso lirismo.
Note:
1) 鎖国Sakoku, lett. “paese chiuso”. Per eliminare la presenza straniera dal paese Ieyasu operò una vera e propria persecuzione contro i cristiani, non tanto per motivi religiosi, ma perché i missionari erano un veicolo per le pericolosissime armi da fuoco che avevano decretato le sorti delle guerre Sengoku. L’unico porto franco era l’isoletta di Deshima, di fronte a Nagasaki, che comunque restava aperta a pochissimi autorizzati. Lì si svilupparono infatti gli “studi olandesi”, rangaku, perché tra i pochi autorizzati vi erano appunto la Compagnia delle Indie olandesi.
2) 幕府Bakufu, lett. “governo della tenda”,termina che indica il governo dello Shogun, che ufficialmente si affianca a quello del Tenno (imperatore), ma che di fatto, fin dall’epoca Kamakura (1185 – 1333), si sostituiva ad esso.
3) Immortalata in innumerevoli stampe, come Le cinquantatre stazioni del Tokaido di Utagawa Hiroshige (1832).
4) 町人Chonin, lett. “uomo di città”.
5) Il termine Ookagami, lett. “grande specchio”, indica raccolte antologiche che si propongono di trattare in maniera enciclopedica l’argomento.
6) La società giapponese, fino alla modernizzazione, non considerava vergognosa l’omosessualità. Anche in letteratura celebri amanti eterosessuali non disdegnavano avventure con ragazzi (Cfr. Genji Monogatari).
7) Il cui secondo mestiere era appunto la prostituzione.
BIBLIOGRAFIA
AAVV, Asian Homosexuality, Taylor & Francis, 1992
Christopher Drake, Mirroring Saikaku, in Monumenta Nipponica n.46, 1991
Donald Keene, Seeds in the heart: Japanese literature, Columbia University Press, 1999
Howard Hibbet, The floating world in Japanese Fiction, Oxford University Press, 1959
Ihara Saikaku, Il grande specchio dell’omosessualità maschile, traduzione e postfazione a cura di Andrea Maurizi, Frasinelli, 1997
Ihara Saikaku, Vita di un libertino, a cura di Gian Carlo Calza, Guanda, 1988
Margareth Child, Chigo Monogatari, in Monumenta Nipponica n. 35, II, 1997
(l’articolo è stato pubblicato dall’autrice, in parte, anche su Wikipedia).
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