Eleganza, bellezza ed espressione attraverso l’uso del solo inchiostro nero: questa è la pittura sumi-e. Uno stile unico, nato in Estremo Oriente, che coniuga introspezione, meditazione ed amore per la natura.
VersOriente propone stages intensivi per apprendere e padroneggiare quest’arte grazie al maestro Massimo Gobbi, affermato artista, proveniente dal famoso studio Toba Chiba attivo in Roma dagli anni ’70.
STORIA e PRINCIPI del SUMI-E
La pittura sumi-e (墨絵) o suibokuga (水墨画) è uno stile pittorico monocromatico tipico dell’Estremo Oriente, che utilizza solo inchiostro nero, (“sumi” appunto), in varie concentrazioni. Questa tecnica nasce in Cina durante la dinastia Tang (618-907), consolidandosi con la dinastia Song (960-1279). Fu introdotta in Giappone a metà del XIV secolo da alcuni monaci buddisti Zen, incontrando il favore della classe monastica ma anche samuraica, fino al suo periodo di massimo splendore, nel periodo Muromachi (1338-1573).
Inizialmente la pittura sumi si basava sull’uso esclusivo dell’inchiostro nero, puntando alla bellezza della linea.
Gradatamente si iniziò a diluire l’inchiostro, in modo che le tonalità di grigio potessero riprodurre sulla carta la sensazione di tutti i colori. La pittura a inchiostro e acqua si definisce correttamente suibokuga, e costituisce un sensibile salto di qualità rispetto agli inizi della tecnica: essa va oltre, superandoli, i concetti di astratto e figurativo, diventando espressione della personalità dell’artista. È una pittura legata, alle sue origini, all’austerità delle correnti religiose zen, dalle quali eredita concetti importanti, come la nozione del Vuoto e l’immedesimazione con le forze della natura. Sviluppatosi nella Cina del Sud, la cui natura dolce invitò all’utilizzo degli inchiostri a colori, il metodo, detto nanga (“pittura del sud”), arrivò nel Giappone dell’XI secolo, subendo un’ originale evoluzione autoctona.
I punti fondamentali per la pittura suibokuga (dipinto a inchiostro di china), osservati e trasmessi presso lo studio Toba Chiba, possono riassumersi come segue:
1. limpidezza, ovvero il non accumulo degli elementi. 2. equilibrio e “umidità”, che rende il dipinto ricco e pieno e non arido e secco. 3. spontaneità, data soprattutto dal dipingere di getto, senza ritoccare i segni già fatti. 4. nobile bellezza, priva di qualsiasi violenza e selvaggia aggressività.
Dai suddetti quattro principi, ne discendono altrettanti:
1. omettere tutti gli elementi inutili 2. far emergere la presenza di corrente e fluidità 3. conoscere i tre tipi di tonalità del colore sumi (nero) 4. non riempire tutto lo spazio.
L’apprendistato della pittura sumi è basato sul metodo del Shi kunsi, termine che significa letteralmente “le quattro persone virtuose e d’animo nobile”. Si tratta di quattro piante, una per stagione, che posseggono caratteristiche figurative ed espressive adatte a mettere a punto tutti i tipi di tratto e di pennellata:
1. il bambù, per esercitarsi con il pennello a tracciare linee dritte, verticali e orizzontali. 2. l’orchidea selvatica, per le linee curve 3. il fiore di prugno e albicocco, per i cerchi 4. le foglie di crisantemo, per esercitarsi nella speciale tecnica del pennello che “spazza” la carta.
Nel raffigurare tali piante, non è importante la verosimiglianza, ma la capacità di esprimere l’animo e il sentimento in esse contenuto, il loro particolare carattere dunque. Esistono inoltre altri principi che come quelli sopra descritti riguardano un aspetto pratico, ma contemporaneamente un carattere spirituale, di disciplina. Ad esempio, nel dipingere bisogna evitare di lavorare con il gomito appoggiato al tavolo e le linee devono possedere forza propria.
Tre cose vanno evitate assolutamente:
• Taiki: si può avere un atteggiamento anche poco maturo nel dipingere, ma non si deve lavorare controvoglia, fermarsi, tracciare linee poco chiare o tremolanti. • Haki: non dipingere con fare superficiale, perché così si perde il senso dell’eleganza. Bisogna lavorare sempre con dedizione. • Shiki: bisogna tenere presente che si dipinge per se stessi e non per fare sfoggio della propria bravura tecnica.
Nel suibokuga è importante realizzare la profondità del campo visivo, senza tuttavia utilizzare la prospettiva. Le figure in primo piano vengono dipinte con una tonalità più scura, quelle in secondo piano con tonalità sempre più chiare. Non esiste il gioco di luci e ombre della pittura occidentale, dunque per creare profondità bisogna saper immettere nella pittura un senso di vitalità. In conclusione si può dire che il suibokuga è una condizione dell’animo, in cui si amalgamano soggettività e oggettività.
I NOSTRI STAGE
Il docente, maestro Massimo Gobbi, ha studiato per anni presso lo studio d’arte Toba Chiba, diretto dall’acclamata artista Ikuyo Toba Chiba, celebrata da una collettiva tenutasi alla Japan Foundation- Istituto Giapponese di Cultura di Roma, lo scorso 13 maggio 2009.